Sold out!

13 marzo, ore 19:30

Il sapore del bello

Ti prego anche di portarmi quei dolci…

Cena per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco

Sora nostra morte corporale e i Mostaccioli

Le fonti riportano che San Francesco, sul punto di morire, dettò una lettera ai suoi fratelli, da recapitare a donna Jacopa dei Settesoli, una signora romana molto affezionata a lui e alla fraternità. Nell’ultima lettera che fece scrivere in vita, le chiedeva di portargli: del panno grezzo per farne una tonaca e poi “un po’ di quel dolce che era solita prepararmi quando soggiornavo a Roma.”

Così, sul punto di morire, il santo chiede dei biscotti.

Raccontandoci questa storia, il francescano padre Marco Finco
disegnava di fronte ai nostri occhi il volto di un uomo libero, talmente libero da
chiedere dei biscotti al suo capezzale, così uomo da vivere la morte come un
passaggio della vita.

La libertà sconfinata di una creatura che non possiede nulla e riceve tutto, getta luce nuova sulle cose che si credevano più familiari: il cibo e la tavola, per noi.

Dunque come comporre il menù di una cena di gala a tema San Francesco, in un venerdì di Quaresima, per giunta?

Faremo con quel che c’è – ci siamo detti.

Un pesce d’acqua dolce, gli agretti di questa stagione, il fiore del cavolo. E, ovviamente, come dolce congedo, quei Mostaccioli di donna Jacopa da mangiare insieme a tutti i commensali. Si sa che San Francesco non riuscì a mangiarli, perché troppo duri ormai per i suoi denti, ma volle che tutti i frati, con Jacopa, ne mangiassero intorno a lui, come a una festa.

Il “regno celesto, – che compie onne festo/ che ‘l core ha bramato” come cantava un altro francescano, Jacopone da Todi, inizia, come il dono più
immeritato della storia, sulla croce, nuovo albero della vita vera.

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