Saluto agli studenti e ai docenti del “don Gnocchi”

Carate B., venerdì 11 settembre 2026

La scuola come luogo di relazione: un paradigma antico.
Custodire l’umano attraverso l’incontro con l’altro

Carissimi,

oggi ci si ritrova di nuovo, insieme, su questa strada. Un benvenuto a chi inizia qui per la prima volta: i più di 150 ragazzi di prima, i nuovi studenti che, arrivando da altre scuole, si uniscono a noi lungo il loro cammino e i nuovi docenti che imparerete a conoscere in questi giorni. Un saluto particolare agli alunni dell’Alberghiero quadriennale: per loro la scuola è già iniziata, ormai, da una buona settimana! E un bentornato a tutti voi che siete qui, ancora una volta, pronti a ripartire.

Ripartire, come cominciare, è sempre carico di fascino, di attesa e di speranza. Eppure, di fronte alle prime fatiche – magari, è storia già di questi primi giorni: un compito incompleto, un intervento confuso, un’interrogazione un po’ scarsa, una lezione particolarmente complessa che richiede già ogni energia, una lista di compiti da svolgere che sembra già senza fine… – di fronte a tutto questo, si fa presto a dimenticare quanto, in realtà, si sia atteso questo inizio! È un attimo pensare che il 9 giugno fosse tutta un’altra storia, quando intorno nessuno osava perturbare la quiete guadagnata dopo ben nove mesi di duro studio e lavoro, quando finalmente ci si poteva dedicare giorno e notte a ciò che più piaceva.

Ma se ci pensate bene – e vi invito a interrogarvi su questo, soprattutto in questi giorni – ripartire fa realmente stare meglio, rende più contenti.

Perché?

Perché è occasione rinnovata di poter condividere la strada con qualcuno. È l’evidenza che non si è soli: ci si mette con qualcuno, dietro a qualcuno, a fare una cosa grande, per noi e per tutto il mondo. Noi tutti, in quanto uomini, per essere pienamente uomini, abbiamo bisogno dell’altro. Io ho bisogno di te.

Chi studia ha bisogno degli insegnanti, perché altrimenti non saprebbe da dove partire, dove arrivare, quanto tempo sostare su questo o quel particolare, non saprebbe nemmeno dell’esistenza di certi aspetti del mondo attorno a noi, o della storia che ci precede; non saprebbe nemmeno dove trovare le parole per leggere, comprendere e – perché no! – raccontare della propria esperienza, della propria vita.
Senza una guida, non potremmo scoprire.
Senza seguire, non potremmo vedere nulla di nuovo rispetto al già noto.

Permanere nel noto, forse, può preservarci sereni; ma aprirci al nuovo ci permette di mettere a nudo chi siamo, di scoprirci nel nostro intimo, di scoperchiare il vaso dei nostri convincimenti per essere aperti a disvelare ciò per cui siamo fatti. Essere continuamente spinti fuori dal proprio punto di equilibrio permette di riconoscere qual è la sostanza della vita e quale contributo possiamo dare al mondo. È un compito grande quello della scuola, perché siamo chiamati, sempre di più, a essere presenti a noi stessi e al mondo per tracciare un segno profondo nella storia che ha la promessa di essere nuova linfa per il mondo stesso. E farlo con qualcuno è la via.

Chi studia ha bisogno anche dei compagni, perché l’avventura della conoscenza è realmente un’esperienza di comunità. Non può avvenire in altro modo se non in un luogo in cui tutto tende a quello, in cui tutti puntano in quella direzione. Uno può anche tentare di affrontare il mondo da solo o nel piccolo (che alle volte si scambia per sicurezza) della propria stanza – e guardate bene, oggi, tutto cerca di convincerci che con poco, facendo poche domande, ingegnerizzando giusti prompt, alla fine si può sapere tutto … Ma è facile rendersi conto che tanto si dice quanto nulla si sa! O per lo meno, che quello che sembra di aver colto ha la consistenza e la durata di un alito di vento. Uno può anche provarci da solo, ma che vita più ricca se si è insieme agli altri a conoscere!
Più ricca e più semplice.
Perché si può osservare, per imparare, come un altro si muove in quell’ambito, come procede chi capisce con facilità e, dunque, come prosegue nel suo studio e come connette questioni apparentemente distanti o come prende coraggio chi fa un po’ più di fatica e chiede una mano, rivolge una parola in più, prova a dedicare qualche minuto in più a quel particolare che appare tanto ostico.
È una continua apertura a esperienze e sensibilità diverse dalla propria e questo rende il cammino di conoscenza più vivace, carico di un bene e di un surplus per ciascuno, che si alimenta, continuamente, di quest’ampiezza di vedute, che aggiungono soltanto e nulla tolgono.
Il bisogno dell’altro è strutturale e a scuola lo si capisce bene! Senza l’altro, senza quella compagnia, senza quell’incontro che apre ad angolature che di norma non stanno nel proprio campo visivo, la nostra stessa capacità di immedesimazione sarebbe depotenziata; senza l’altro non sapremmo che cosa c’è, quali alternative buone esistono per stare di fronte ai fatti del mondo, che cosa può avere il sano potere di conquistare il nostro interesse. Ho bisogno di guardare l’altro di fronte a me per riconoscere che quell’esperienza di bene può valere anche per me.
E questa relazione si chiama, molto semplicemente, amicizia: lo stare insieme lungo il cammino di compimento della propria vita. L’altro diventa fattore necessario perché io possa realmente scoprire me stesso, possa essere pienamente me stesso.

Tutto questo vale anche per chi insegna. Certamente, ciascuno di noi docenti ha bisogno dei colleghi perché, insieme, si possa collaborare per essere efficaci nel lavoro, che non è mai una somma di singoli tentativi, bensì un’azione il più possibile concertata per creare le condizioni affinché un passo di conoscenza possa realmente accadere per ciascuno.
Soprattutto, noi docenti abbiamo bisogno di voi studenti! Insegnare ci pone, insieme con voi, in quella relazione privilegiata in cui anche noi scopriamo, cioè proseguiamo in quella storia di approfondimento di chi siamo, che impegna le nostre vite semplicemente da più tempo rispetto a voi. Nel dialogo che si sviluppa lavorando con voi ci riscopriamo, ogni giorno, cercatori, dentro le pieghe della natura e dell’uomo, di un seme di verità che, in maniera ogni volta sorprendente, non solo pervade i fatti (nuovi o antichi) che compongono quella che chiamiamo realtà, ma la segna profondamente nel suo cuore più intimo. E questa è realmente una continua scoperta, che rassicura lungo il cammino e permette di poter continuare ad affermare che la realtà è buona, bella e vera.
Non s’insegna dopo aver imparato: le due cose proseguono, nel tempo, insieme. E questo significa, semplicemente, che questa esperienza di scoperta della verità è veramente un’occasione per tutti!

Capite bene che, così, la scuola torna alla sua sostanza originale. Il termine “scuola” deriva dal greco σχολή (scholè) che indica il tempo dell’ozio, il tempo libero dedicato alle occupazioni che reputiamo più piacevoli. La scuola è, cioè, il reale centro d’interesse di questo tempo della vostra vita. Non è una pausa da ciò che conta, nell’attesa che “giugno” arrivi il più presto possibile, ma è il pieno della scoperta di sé e di ciò che più ci corrisponde in qualità di essere umani, immersi in una realtà che, ultimamente, si lascia mostrare. La scuola è reale pratica di vita perché realizza questo scopo di scoperta – e custodia – dell’umano attraverso l’incontro con l’altro: uscire da noi per incontrare il volto dell’altro, per riconoscere nell’altro il proprio volto, il proprio desiderio.

La scuola è strutturalmente il luogo della relazione, si fonda sull’incontro tra uomini che – ciascuno nel proprio ruolo – fanno un pezzo di cammino insieme. Mettono a tema la vita. Si muovono alla scoperta della verità.

E la relazione, che si sviluppa nella dimensione positiva del tempo, fatta delle persone che condividono l’esperienza di scuola che oggi, qui, iniziamo insieme, è la nostra grande occasione per costruire un’alternativa positiva al nulla che dilaga e che troppo spesso ci viene proposto da modelli e strumenti che, anziché aiutarci a essere liberi, ci stritolano lasciandoci senza fiato.

In questo tempo segnato da velocità vorticose, dalla facilità estrema, dall’efficienza intesa come unico parametro con cui misurare ogni nostro tentativo, in questo tempo, caratterizzato dal risultato assicurato, dal tutto–subito, desideriamo affermare e proporre un paradigma antico.

Come sapete, Papa Leone XIV ha recentemente pubblicato la sua prima Enciclica dal titolo “Magnifica Humanitas lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”; con uno sguardo paterno, il Pontefice ci aiuta a riconoscere le criticità del complesso momento storico in cui viviamo, così da promuovere non solo consapevolezza ma anche paradigmi virtuosi per affrontare le sfide del nostro tempo.

Dice il Santo Padre

Come scrive Platone, le cose più profonde e importanti si imparano solo dopo molto tempo e molta fatica, impegnandosi nella discussione con gli altri a “sfregare” i concetti e le esperienze come se fossero pietre focaie, finché in noi non scocchi la scintilla della comprensione.

Ecco la necessità dell’incontro. Essere insieme è la via della comprensione, perché permette di mettere a tema i concetti e le esperienze, di discuterli, di sfregarli tra loro per poter, infine, capire. È un paradigma che richiede tempo, fatica e impegno; occorre attraversare i concetti e le persone perché la realtà si disveli, in contrasto con la banalità della risposta a un quesito che oggi uno può ottenere in un batter d’occhio. Solo tramite un sano attrito con le cose e, perché no, con le persone, possiamo accendere una luce che illumina il nostro cammino.

La relazione con un uomo vero, intero, e attraverso di lui con la realtà apre a una ricchezza altrimenti inesplorabile e crea un’unità che supera ogni piccolo tentativo singolo, completandolo in un concerto di verità che concorre a compiere il desiderio di felicità.

L’invito che desideriamo farvi è che possa crescere in voi la consapevolezza che la scuola è il luogo in cui fare esperienza di una relazione che genera, riconoscendo in questo ambito e nelle persone che lo abitano una compagnia alla vostra vita.

Questa consapevolezza non nasce da un ragionamento ma da una fiducia e da una decisione vostra, che merita di essere verificata nel tempo.

Buon anno a tutti!

Diego Mansi
Preside del Liceo delle Scienze Applicate
Coordinatore dei Presidi