La stagione di concerti, piccola ma di pregio, che propone quest’anno il “don Gnocchi” è la terza consecutiva. È ormai una bella consuetudine che s’innesta e fiorisce nella tradizione trentennale della scuola (1988), a sua volta nutrita dalla grande anima, operosa e sensibile all’educazione, del popolo brianteo.

Tale offerta concertistica – accanto a quelle del teatro, della narrativa, delle esposizioni di pittura, dei convegni di studio, dei dibattiti su temi di viva attualità… – è un altro modo di dichiarare la volontà, o almeno il tentativo, di riaffermare l’indole e la vocazione originalmente culturale della scuola di Carate, quale si attua giorno dopo giorno nelle aule dei Licei e dell’Alberghiero che ospitano adolescenti prossimi all’età adulta desiderosi di scoprire e di capire il mondo, di vedere sé stessi nel mondo, di gustare il bello della vita e, così, di guadagnare affettivamente, oltre che criticamente, le ragioni delle cose.

Per questo, la bellezza delle partiture dei maggiori compositori europei dell’epoca moderna, qui eseguite da musicisti giovani e affermati, merita di essere conosciuta e goduta ai nostri orecchi e di farsi più familiare alle nostre giornate, sature di frenetici ritmi di consumo. Quella sublime bellezza chiede di essere accolta e di educarci a comprendere sempre più nel profondo il mistero dell’essere, di dar luce al nostro quotidiano affaticarci e farci alzare lo sguardo al sole e alle altre stelle, e all’Amore che muove queste e quello.

I nostri ragazzi, e gli adulti con loro, meritano di essere introdotti a un tale mondo di suoni, di pause, di melodie, di accordi, di canto: un mondo virtualmente senza fine perché mai uguale, mai ripetitivo, ogni volta nuovo.

Per secoli, e ancora non molti decenni fa, la grande musica italiana ed europea (che viene detta impropriamente “classica”, laddove si tratta di un patrimonio di maestri e scuole d’incalcolabile varietà) fu nota e praticata anche presso il popolo, che suonava in bande e fra amici (e succede ancora) e che sapeva cantare a memoria innumerevoli arie d’opera quando non opere intere.

Da quarant’anni in qua, non è più così, o non è più pratica diffusa. Ma, a dispetto dell’ingiusta etichetta che oggi si porta addosso di “noiosa, remota, difficile, oscura” – una taccia alimentata dal più che secolare esilio della disciplina dall’insegnamento scolastico normale –, la musica che si ascolterà nei due recital è offerta col preciso intento di smentire quei triti luoghi comuni augurando a tutti di farne un’esperienza d’intenso, duraturo, autentico godimento.

Cerchiamo di ottenere lo scopo con esecuzioni di pagine romantiche – per trio e per pianoforte a quattro mani – da non perdere e tutte da gustare. E, da quest’anno, il gusto cerchiamo di educarlo anche e soprattutto in aula, con un ciclo di ascolti guidati lungo la storia della musica occidentale destinato agli studenti della 4ª e della 5ª classe dei Licei. Un ciclo che speriamo possa colmare un deplorevole vuoto di conoscenza, e al contempo trasportare i giovani ad attingere dimensioni di profonda gioia del reale, com’è di tutte le cose più vere e commoventi.

Luca Montecchi
Rettore

Alcuni dicono che, quando venne aperto quel vaso in cui erano rinchiusi i mali del mondo (e fu una donna ad aprirlo), l’ultima a uscirne fu la Speranza.

Questo è un detto pagano, e disperato, perché il vero conforto che rimaneva agli uomini e che dava corpo e realtà alla loro lotta vittoriosa contro ogni disperazione era di sicuro il Canto.

Se volete conoscere una società in pericolo di morte, andate là dove non si canta più. Se volete sapere qual è quella società in cui tutti sono oppressi da mali perenni, e solo ai ricchi è concesso fare le leggi, andate là dove il canto è considerato un’arte, viene sottoposto alla critica, eseguito di rado, e smette di essere una cosa umana. Ma se voi volete scoprire dov’è che gli uomini sono uomini davvero, cercate il luogo dove si canta sempre e a voce alta.

I marinai cantano. Essi hanno una canzone per il loro lavoro, e canzoni per ogni parte del loro lavoro, hanno canti pieni di ricordi, canzoni tragiche o burlesche, canzoni brutali, canzoni per il riposo, e canzoni in cui è racchiusa la loro nostalgia per una casa lontana.

Anche i soldati cantano, almeno in quegli eserciti in cui i soldati sono ancora soldati. E la fanteria, che è il nerbo di ogni esercito, è quella che canta di più. […] Ma la fanteria canta, e se pensate un momento a tutti i grandi eserciti della Terra, […] voi udrete una canzone continua che da essi s’innalza. […]

Inoltre il canto illumina, e dà forza e vita alle azioni di ogni giorno, e per questo i contadini che ancora rimangono nel nostro Paese hanno dei canti per il raccolto. Vi sono canzoni per la mietitura e per il riposo di mezzo inverno, e nell’Inghilterra meridionale vi è perfino una canzone per la raccolta del miele che fa così:

Questa canzone si canta per diletto, ma il ritmo con cui la si canta aiuta a scandire i gesti.

Bees of bees of Paradise,
Do the work of Jesus Christ,
Do the work which no man can.
God made man, and man made money,
God made bees and bees made honey.
God made big men to plough, to reap, and to sow,
God made little boys to keep off the rook and the crow.

Api delle api del Paradiso,
Fate il lavoro di Gesù Cristo,
fate il lavoro che l’uomo non sa fare.
Dio fece l’uomo, e l’uomo fece il denaro,
Dio fece le api e le api il miele fabbricaron.
Dio fece i marcantoni per arare, mietere, seminare,
Dio fece i ragazzini, il corvo e la cornacchia per scacciare.

Tutti gli uomini al loro lavoro cantano, o canterebbero, se le morte convenzioni non glielo impedissero… e non vi sono eccezioni a questa regola, quando l’uomo è completamente intento al suo lavoro, sta lavorando bene, produce e non ha vergogna.

I barcaioli cantano, e la loro canzone è detta barcarola; e anche quelli che stanno al timone e non fanno altro che governarlo cantano una loro canzone. E son pronto a giurare di aver udito dei fuochisti nel pieno del loro lavoro intonare tutti insieme una specie di corale a mezza voce: il che dimostra che c’è speranza per tutti noi.

I grandi poeti, che sono soprattutto uomini capaci di espressione perfetta (benché, quanto a sentimenti, non siano superiori a nessun altro essere umano), vengono nobilitati dal canto. […]

Il canto è anche signore della memoria e, per quanto un profumo sia più potente, una canzone è più universale, strumento di resurrezione delle cose perdute. È così che gli esuli – che di tutti gli uomini sulla Terra sono quelli che soffrono più profondamente, più a lungo e coi più ricchi frutti – sono grandi compositori di canzoni. La principale nota distintiva delle canzoni – che quasi tutti possono comporne, che ciascuno può cantarle, e che le più grandi sono anonime – si dimostra proprio nella qualità dei canti degli esuli. Mi hanno insegnato una canzone degli Highlands, in dialetto celtico di autore ignoto, quindi tradotta in inglese non so da chi, che racchiude questo verso di splendente bellezza:

And we in dreams behold the Hebrides.

e noi nei sogni ammiriamo le Ebridi.

L’ultimo anonimo pezzo d’argento, gettato nel crogiuolo della lingua romana, ha la stessa toccante qualità:

Exul quid vis canere?

O esule, che cosa vuoi cantare?

Tutte le canzoni che gli uomini scrivono in rimpianto della gioventù – pezzi che hanno un’energia possente – sono canti d’esilio; e in un certo senso, in senso alto e vero, pure i maestosi inni della Chiesa sono canti d’esilio:

Qui vitam sine termino
Nobis donet in patria.

affinché una vita senza fine
egli doni a noi nella patria.

Che è la medesima pura nota dell’esilio che leggiamo in

Coheredes et sodales
In terra viventium

<Facci> coeredi e compagni
nella terra dei viventi.

Se c’è chi si meraviglia che Religione e Canto siano appaiati, o pensa sia empio accoppiarli, faccia così: se è vecchio, si copra il viso con la mano e ricordi, la sera, quali sono i momenti di tutto il suo lungo passato che gli restano vivi nella memoria: momenti di vita piena, di acuta osservazione, d’intelligenza di tutto quanto stava attorno, quanti di questi furono occasioni per cantare! Vi sono delle immagini che un uomo ricorderà per la vita solo perché le osservò per diletto, perché, guardandole, udì cantare una donna. Vi sono paesaggi che restano impressi a lungo dopo che altre cose sono svanite, perché li vedemmo un mattino in compagnia di altri uomini, cantando una canzone di marcia.

E se ad appurare questa verità sia un giovane, anche lui può farne la prova. Egli noterà, col passare degli anni, che, mentre tutti gli altri piaceri si svalutano e decrescono, il Canto rimane, finché in ultimo le note delle canzoni diventano quasi un oggetto sacro fuori del tempo, non più soggette allo scadimento, anzi sempre nutrienti il cuore, giacché il Canto dà un senso permanente del futuro e della presenza di realtà divine. E, giunti alla mezza età, nessun altro piacere darà più conforto come quello di ascoltare canzoni. […]

Chiunque abbia scritto una canzone può star certo di aver fatto qualcosa di buono, chiunque abbia cantato canzoni può star sicuro di aver vissuto e comunicato la vita agli altri.

La cosa più bella che si possa fare al mondo è comporre canzoni, e la seconda più bella è cantarle.

Hilaire Belloc,
Sul canto, 1909

Concerti di musica romantica

CineTeatro L’Agorà

via Amedeo Colombo 4

20841 Carate Brianza

Concerto per pianoforte, violino e violoncello

Trio Kanon

giovedì, 28 novembre 2019, ore 21:00
(e matinée per le Scuole Medie)

Robert Schumann, Trio n. 1 in re minore op. 63

I. Mit Energie und Leidenschaft (Con energia e passione)

II. Lebhaft, doch nicht zu rasch (Vivace, e però non troppo veloce)

III. Langsam, mit inniger Empfindung – Bewegter

(Lento, con intimo sentimento – Più mosso)

IV. Mit Feuer – Nach und nach schneller (Con fuoco – Via via più rapido)

Franz Schubert, Trio n. 2 in mi bemolle maggiore op. 100 D 929

I. Allegro

II. Andante con moto

III. Scherzo

IV. Allegro moderato

Trio Kanon (www.triokanon.it)

Il Trio Kanon nasce nel 2012 dall’amicizia di tre musicisti che hanno deciso di condividere la loro passione per la musica da camera studiando sotto la guida del Trio di Parma all’International Chamber Music Academy di Duino, fondata dal Trio di Trieste nel 1989. Il nome, oltre ad avere assonanza col Canone, è l’unione di due parole giapponesi: “Ka”, fiore e “On”, musica: alla lettera quindi, “musica fiorente”.

Nel 2018, al Concorso Internazionale di Musica da Camera di Pinerolo e Torino Città Metropolitana il trio si è aggiudicato il 1° Premio, il Premio del Pubblico e il Premio Speciale “Cerutti–Bresso” per la miglior interpretazione di Brahms. Fra i numerosi riconoscimenti ricevuti, si segnalano nel 2017 il 2° Premio (1° non assegnato) nell’OnStage International Chamber Music Competition, e nel 2014 il 1° Premio e il Premio del Pubblico al Rospigliosi Chamber Music Competition.

Il Trio Kanon si è esibito in numerosi concerti: in Italia per l’Accademia Filarmonica Romana, la Società dei Concerti di Milano, l’Unione Musicale di Torino, il Teatro Giacosa di Ivrea, l’Auditorium Arvedi di Cremona, il Mantova Chamber Music Festival, Orta Festival, e all’estero in Inghilterra, Croazia, Austria, Norvegia, Stati Uniti, Cina (presso il Parkview Green Museum di Pechino, in un concerto patrocinato dall’Istituto di Cultura Italiana) e Giappone (a Kobe, Toyonaka e Osaka).

Fra gli impegni del 2019 e 2020, concerti per Bologna Festival, I Concerti del Quirinale a Roma, l’Unione Musicale di Torino, la Filarmonica di Trento, Musikamera presso le Sale Apollinee della Fenice di Venezia (con l’integrale dei trii di Brahms), gli Amici della Musica di Firenze, la Società del Quartetto di Bergamo, e un tour in Giappone con il Triplo Concerto di Beethoven.

Il Trio Kanon ha frequentato i corsi tenuti da Alexander Lonquich presso l’Accademia Chigiana di Siena (2014), ottenendo il Diploma di Merito, le masterclass di Robert Cohen a Snape Maltings (UK), di Hatto Beyerle, Miguel da Silva e Annette von Hehn (Atos Trio) presso la Trondheim Chamber Music Academy 2014 (Norvegia), di Avedis Kouyoumdjian, Anita Mitterer, Péter Nagy, il Talich Quartet nei corsi estivi di Semmering e Reichenau an der Rax (Vienna) e di Oliver Wille presso il Centro Europeo di Musica da Camera ProQuartet di Parigi e le Internationale Konzertarbeitswochen di Goslar (Germania). Lena e Alessandro si sono perfezionati all’Accademia Walter Stauffer di Cremona, rispettivamente con Salvatore Accardo e Rocco Filippini; Diego si è diplomato in pianoforte con Maria Grazia Bellocchio e in musica da camera con Rocco Filippini all’Accademia di S. Cecilia di Roma.

Il Trio Kanon ha inciso musiche di Beethoven per la rivista “Amadeus” e per l’etichetta “Movimento Classical”. Nel marzo 2019 è uscito un terzo CD per “Warner Italia”, dedicato a Dvořak e Brahms.

Concerto per pianoforte a quattro mani

Maria Grazia Bellocchio
& Filippo Gorini

lunedì, 20 aprile 2019, ore 21:00
(e matinée per le Scuole medie)

Johannes Brahms, Danze Ungheresi nn. 2.4.8
Variazioni su tema di Schumann op. 23
Danze Ungheresi nn. 12.16.17

Ludwig van Beethoven, Große Fuge op. 133
(trascrizione dell’autore per pianoforte a quattro mani)

I. Allegro assai

II. Andante con moto

III. Allegro ma non troppo

Franz Schubert, Fantasia in fa minore D 940

I. Allegro molto moderato

II. Largo

III. Scherzo. Allegro vivace

IV. Allegro molto moderato

Maria Grazia Bellocchio

Ha compiuto gli studi musicali al Conservatorio “G. Verdi” di Milano con Antonio Beltrami e Chiaralberta Pastorelli, diplomandosi col massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore, e ha proseguito gli studi alla Hochschule di Berna con Karl Engel e a Milano con Franco Gei. Nelle sue prime apparizioni in pubblico ha eseguito il concerto di Scriabin con l’Orchestra della RAI di Milano, il 1° Concerto di Beethoven con l’Orchestra del Conservatorio di Milano e l’Orchestra Sinfonica Siciliana, e Les Noces di Strawinsky al Teatro Comunale di Bologna.In seguito, sempre in veste di solista, ha suonato con l’Orchestra da camera di Pesaro, Milano Classica, Scottish Chamber Orchestra, Orchestra Toscanini di Parma, Orchestra da Camera di Padova e Orchestra Sinfonica G. Verdi di Milano. È stata invitata a far parte dell’Orchestra Schleswig Holstein Music Festival diretta da Leonard Bernstein.

Suona regolarmente per le maggiori istituzioni concertistiche italiane e straniere: Amici della Musica di Padova, Perugia, Firenze, Palermo, Siracusa, Pescara, Campobasso, Sulmona, Mestre, Messina e Vicenza, Settembre Musica di Torino, MITO-Milano, Autunno Musicale di Como, Teatro Comunale di Bologna e Ferrara, Teatro Regio di Parma, Società Barattelli dell’Aquila, Teatro Grande di Brescia, Teatro Bibiena di Mantova, Università di Bologna e Ferrara, Teatro Donizetti di Bergamo, Società dei Concerti di Milano, Musica nel nostro tempo, Milano Musica, Rec Festival, New Music of Middelburg, Klangforum di Vienna, Università di Valparaiso (Cile), Fondazione Gulbenkian di Lisbona, Festival Musica di Strasburgo, Festival Présences di Parigi, Biennale di Venezia, Printemps des Arts de Monte-Carlo. Ha suonato in formazioni da camera con musicisti quali Ingo Goritzki, Han de Vries, Renate Greis, Wolfgang Mayer, William Bennet, Sergio Azzolini, Rocco Filippini, Franco Petracchi, Elizabeth Norberg Schulz, Salvatore Accardo e Bruno Giuranna. Suona in duo pianistico con Stefania Redaelli. Il suo repertorio spazia da Bach ai giovani compositori contemporanei. Collabora stabilmente con Divertimento Ensemble diretto da Sandro Gorli, regolarmente presente nei maggiori festival ed entrato nel 2012 a far parte del network europeo Ulysses, che riunisce 13 fra le maggiori istituzioni europee dedite a promuovere e diffondere la musica contemporanea. Ha inciso CD per “Ricordi” e “Stradivarius” con opere di Bruno Maderna, Sandro Gorli, Franco Donatoni, Stefano Gervasoni, Ivan Fedele.

Insegna pianoforte all’Istituto di Alta Formazione Musicale “G. Donizetti” di Bergamo e tiene regolarmente master classes di pianoforte per istituzioni italiane e straniere. Nel 2012 ha ideato il progetto Call for Young Performers all’interno di IDEA, l’accademia di Divertimento Ensemble: un corso monografico dedicato alla letteratura contemporanea per pianoforte, giunto quest’anno alla IX edizione. Il corso ha affrontato la produzione di Karlheinz Stockhausen, György Kurtág, Luciano Berio, Mauricio Raúl Kagel, György Ligeti, Stefano Gervasoni.

Filippo Gorini

Vincitore nel 2015 del Concorso “Telekom-Beethoven” di Bonn (con voto unanime della giuria), nel quale ha inoltre ricevuto due premi del pubblico, a soli ventiquattro anni Filippo Gorini è uno dei più interessanti talenti della sua generazione. Invitato a esibirsi in prestigiose sale internazionali, ha recentemente debuttato con grande consenso di pubblico e di critica alla Elbphilharmonie di Amburgo, al Herkulessaal di Monaco, alla Tonhalle di Zurigo, al Beethovenfest di Bonn, al Festival Schubertiade in Austria, alla Fondation Louis Vuitton di Parigi, e inoltre negli Stati Uniti (Seattle e Portland) e in Canada (Vancouver, per la stagione della Playhouse). Ha inoltre suonato con orchestre prestigiose quali l’orchestra del Mozarteum di Salisburgo, l’Orchestra Sinfonica delle Fiandre, l’Orchestra Verdi di Milano.

Il suo primo CD, con le Variazioni Diabelli di Beethoven, registrato al Beethovenhaus di Bonn, e uscito nel 2017 per l’etichetta francese Alpha Classics (Outhere), ha ricevuto i più alti riconoscimenti dalla stampa internazionale: “Diapason d’Or” nell’ottobre 2017, “Supersonic Award” Pizzicato, e recensioni a 5 stelle da “The Guardian”, “BBC Music Magazine” e “Le Monde”.
In Italia si esibisce per la Società del Quartetto di Milano, il Festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo, l’Accademia Filarmonica Romana, l’Unione Musicale di Torino, la Filarmonica di Trento (dove è “artist in residence”), la Gog di Genova, gli Amici della Musica di Perugia, i Concerti della Normale di Pisa, Bologna Festival.
Il 2020 e il ’21 vedranno il suo debutto a Bangkok con la Thailand Philharmonic Orchestra (Beethoven, Concerto n. 5), a Beirut per Al Bustan Festival, e in recital alla Wigmore Hall di Londra, alla Fondazione Van Cliburn in Texas e al Concertgebouw di Amsterdam.

Diplomatosi al Conservatorio “G. Donizetti” di Bergamo con lode e menzione d’onore, e perfezionatosi al Mozarteum di Salisburgo, continua gli studi con Maria Grazia Bellocchio e con Pavel Gililov, ai quali si aggiunge il prezioso consiglio di Alfred Brendel. Nel 2016 è stato invitato a partecipare al progetto dell’Accademia di Kronberg “Chamber music connects the world”, nell’ambito del quale ha collaborato col violoncellista Steven Isserlis, che lo ha successivamente invitato a prender parte ogni anno ai concerti di musica da camera di Prussia Cove in Inghilterra. Gorini è anche il vincitore del Premio “Una vita nella musica – Giovani” 2018, che dal 1979 è annualmente assegnato al Teatro La Fenice di Venezia da un comitato scientifico di critici e musicologi. Fra i premi vinti spiccano il “Beethoven-Ring”, conferito dall’Associazione “Cittadini per Beethoven” di Bonn (2016), il premio del Festival “Young Euro Classic” di Berlino (2016) e, in precedenza, il 1° premio al Concorso “Neuhaus” del Conservatorio di Mosca (2013).