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Eduscopio 2019

20 novembre 2019

Com’è ormai noto e acquisito, Eduscopio è un’indagine statistica, fatta su scala regionale e nazionale dalla Fondazione Agnelli di Torino, che stila una classifica delle scuole superiori liceali e tecnico-professionali sulla base dei risultati ottenuti dagli ex alunni delle stesse scuole al termine del 1° anno accademico (per i liceali che dopo l’Esame di Stato scelgono l’università) o dell’impiego lavorativo (per chi dopo l’Istituto tecnico è stato assunto in un’azienda, in una ditta, in un esercizio commerciale…).

I risultati resi da Eduscopio 2019 si riferiscono agli anni scolastici 2013-14, 2014-15 e 2015-16. A riguardo dell’Istituzione Culturale “don Gnocchi”, essi prospettano una situazione in parte contraddittoria, che non pare rispecchiare la forte impronta unitaria della scuola, come bene sanno le famiglie che ci conoscono e come, del resto, risulta chiaro dai risultati delle prove Invalsi.

In ogni caso, anche quest’anno, si segnalano esiti eccellenti per i Licei Scientifico (mancano i dati delle Scienze Applicate perché nel triennio in esame nessuno dei nostri studenti si è diplomato in questo indirizzo) ed Economico Sociale (in assoluto il migliore del territorio), nonché all’Istituto Alberghiero (fra i primi per occupazione e, in più, con percentuale altissima d’iscritti a facoltà universitarie). Il Liceo Classico, che per altro continua a fungere da fondamentale punto di riferimento per tutti i nostri corsi di studio e che fino a due anni fa era valutato fra i primi di Milano e del hinterland, figura invece al 20° posto di una classifica che comprende 39 istituti.

Nelle prossime settimane tale insolita collocazione sarà da noi fatta oggetto di indagine, per comprenderne le cause e, nel caso, intraprendere iniziative opportune.

Segnaliamo intanto ampi stralci del pezzo che segue, che contiene alcune domande rivolte al prof. Tommaso Agasisti, docente di Statistica al Dipartimento d’Ingegneria gestionale del Politecnico di Milano e attento analista di sistemi scolastici. Ne facciamo nostro il giudizio di fondo, che offriamo alla comune riflessione.

I problemi filosofici (e no) della classifica scolastica.

Valutare le scuole superiori è un’ottima idea, ma con quali criteri? Lettura critica del rapporto Eduscopio e della visione funzionalista che promuove.

di Mattia Ferraresi

Tratto da I problemi filosofici (e no) della classifica scolastica, “Il Foglio”, 12 novembre 2019

Clicca qui per leggere l’intero articolo.

(…) Qual è l’idea di educazione sottesa allo studio della Fondazione Agnelli? Che concezione di scuola esprime? Quale visione antropologica implicitamente abbraccia? A questo livello il rapporto Eduscopio esibisce questioni meritevoli di un dibattito che non si riduca a un fatto di classifica, come se il gesto educativo, uno dei più complessi e articolati dell’agire umano, fosse una gara podistica. (…)
La valutazione viene fatta, per i licei, sul rendimento dei diplomati nei primi anni di università, e sullo stato occupazionale a due anni dal diploma per chi è uscito da istituti tecnici e professionali. I ricercatori tengono conto del fatto che non tutte le facoltà universitarie presentano lo stesso grado di difficoltà e che, anche all’interno della stessa disciplina, ci sono forti discrepanze tra gli atenei. Il campione è stato anche “normalizzato” rispetto al criterio della severità scolastica, per evitare di trasmettere l’idea che le scuole migliori siano quelle che bocciano di più, e che quindi potrebbero piazzare più studenti performanti all’università come esito di un brutale processo di selezione. Questi e molti altri accorgimenti sono stati introdotti per tenere a bada alcune possibili distorsioni. Pur in una cornice statisticamente accorta, e affinata nel corso degli anni, il rapporto non esce però da una concezione performativa e funzionalista dell’educazione, ponendo come premessa fondamentale il fatto che la misura del successo di una scuola risiede nelle performance degli studenti all’università (o nel piazzamento nel mercato del lavoro per scuole destinate all’avviamento professionale). Mentre il mondo della valutazione, a livello internazionale, lavora sui metodi per misurare non-cognitive skills e altre qualità non immediatamente traducibili in voti e punteggi, lo strumento di orientamento fondamentale della scelta scolastica degli italiani si riferisce soltanto a questi punti cardinali. Lo studente virtuoso è quello che ha buoni voti, perciò la scuola virtuosa è quella che prepara studenti performanti.
“Questa impostazione riduce di gran lunga lo spettro delle competenze da valorizzare, proprio quando occorrerebbe invece allargarlo”, dice Tommaso Agasisti, professore di Ingegneria gestionale al Politecnico di Milano ed esperto di valutazione dei sistemi scolastici. Agasisti osserva un altro limite concettuale importante: “L’assunto di base è che uno studente che ha buoni risultati all’università li ottenga grazie alla scuola che ha frequentato, che perciò viene considerata come virtuosa e premiata nella classifica. Ma ci sono molti fattori pre-scolastici che determinano l’andamento universitario, e questo strumento non valuta ciò che succede dentro la scuola”, spiega. (…)

Soprattutto, Eduscopio non si occupa di cosa accade a scuola, cioè della competenza del corpo docenti, dell’impostazione del lavoro, dell’offerta formativa, dei metodi, delle qualità umane, nel senso più ampio, delle persone che compongono l’alleanza educativa. In altre parole, Eduscopio non valuta il cosiddetto “effetto scuola”, limitandosi a tracciare il percorso – sempre in termini di pura performance – degli studenti dopo che si sono diplomati. “E’ concettualmente il contrario di quello che sta facendo l’Invalsi, che testando gli studenti all’inizio del percorso e alla fine avrà, in prospettiva, alcuni strumenti per capire quanto i miglioramenti dipendono effettivamente dal lavoro fatto all’interno della scuola. Eduscopio non tenta nemmeno di spiegare perché certe scuole funzionano e altre funzionano meno”, dice Agasisti. (…)
Ci sono scuole penalizzate, nella classifica, perché gli studenti che vi si diplomano hanno performance mediocri all’università, ma non si tiene conto di come sarebbe finito il loro percorso formativo se non ci fosse stata la scuola. Uno dei paradossi della classifica è che un dirigente scolastico si trova a sperare di non avere nella sua scuola studenti difficili, per non compromettere la posizione in classifica dell’istituto, cosa che allontanerebbe gli studenti performanti, dato che sempre più spesso i genitori scelgono le scuole orientandosi con Eduscopio. Questi meccanismi rispondono a una certa idea della persona umana e a una certa idea di scuola. Si tratta di un’idea della persona efficientista, imperniata sviluppo delle capacità cognitive, l’accumulo di skills e competenze strettamente misurabili, che genera l’idea della scuola come palestra per il miglioramento della performance, non come luogo di fioritura e sviluppo integrale dell’umano.