Nell’ora di lezione Docente e studenti lavorano insieme alla scoperta e verifica di un’ipotesi.
Nella vita quotidiana della scuola ciò significa che il professore non si siede in cattedra per esporre le cose che gli studenti devono sapere e poi li chiama alla cattedra per vedere se le hanno imparate bene, cioè se sanno ripetere ciò che lui ha detto o le pagine del libro che dovevano studiare.
Le ore di lezione non consistono — come quasi tutti pensano — nel monotono succedersi di ore di spiegazione e di ore di interrogazione.
Ciò significa che il Docente entra in classe e propone una questione, cioè indica un dato di realtà attinente alla propria disciplina di insegnamento, invita poi gli studenti ad indagarlo per scoprirne insieme il significato. Si inizia col formulare un’ipotesi di significato e poi se ne verifica la fondatezza secondo la metodologia propria dell’oggetto in questione,cioè della disciplina.
L’accento non è mai posto sulle cose da sapere né su quelle da saper fare, ma sul lavoro comune che conduce alla scoperta del significato di ciò cui si è posta attenzione. Il percorso suggerito dall’insegnante è offerto al libero paragone dello studente, primo protagonista dell’avventura conoscitiva, nell’ora di lezione, poiché l’esperienza dell’apprendimento accade in una compagnia guidata al lavoro.
In questo modo un ragazzo che è disposto a mettersi in gioco, paragonandosi lealmente con quanto propone il Docente, impara piano piano ad imparare, cioè acquisisce un metodo di studio.
Per questo nella Classe Prima il Docente guida passo passo la classe, affrontando insieme nell’ora di lezione ogni passaggio del percorso di apprendimento; negli anni successivi gli studenti sono progressivamente condotti a gestire personalmente il proprio apprendimento e l’ora di lezione diviene il luogo del confronto e della verifica, guidata dal docente, dei frutti del lavoro personale.

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