Laboratorio Teatrale

“Posso immaginare un mondo senza romanzi e senza poesie, ma non un mondo senza teatro.” (Giovanni Testori)

Il laboratorio teatrale del Liceo don Gnocchi nasce nel 2003 per iniziativa di alcuni studenti.

L’attore e regista professionista Andrea Carabelli (Compagnia Lombardi-Tiezzi di Firenze) li incontra e decide di lavorare con loro.

Alla fine del primo anno di attività, il laboratorio diventa Teatro dei Gaggioli.

Il laboratorio svolge la sua attività all’interno della programmazione didattica della scuola con orario pomeridiano e scadenza settimanale, fino all’allestimento e messa in scena finale.

Centocinquanta ragazzi vi hanno partecipato fin dalla prima edizione, alcuni provenienti anche da altre scuole del territorio; una di loro ha deciso di fare l’attrice.


In questi anni abbiamo messo in scena:

  • anno 2003/04: Antigone, approccio sperimentale al Teatro di Sofocle
  • anno 2004/05: Tre Sorelle, di A. Cechov
  • anno 2005/06: Brand, di H. Ibsen
  • anno 2006/07: I Promessi Sposi, approccio sperimentale al romanzo di A. Manzoni
  • anno 2007/08: Sei Personaggi In Cerca D’Autore, di L. Pirandello
  • anno 2008/09: Il Decamerone, approccio sperimentale alle novelle di G. Boccaccio
  • anno 2009/10: La Tempesta di W. Shakespeare
  • anno 2010/11: Processo E Morte Di Stalin di E. Corti, in collaborazione con Franco Branciaroli e con attori professionisti del Teatro degli Incamminati

Metodo di lavoro

“Il teatro è a mio parere la comunicazione da parte di un attore di un’esperienza drammatica ad un pubblico che partecipando all’evento rappresentato si emoziona. Questa comunicazione avviene attraverso l’uso di tutto il corpo in forma artistica. È una unità di sé che tentativamente l’attore deve raggiungere, unità di tutte le parti che lo compongono (corpo anima intelletto sentimento) in modo tale che le parole siano cariche di “personalità”. La mia preoccupazione è far capire ai ragazzi cui sono rivolti i miei laboratori che si può fare teatro grazie ad una semplice persona (l’attore) che consapevolmente comunica ad un’altra persona (lo spettatore) una realtà. Una realtà carica di significato e che si incarna nell’attore. Senza l’attore quelle parole non verranno mai dette o per lo meno non verranno mai dette come le direbbe quell’attore che parla. Grazie all’attore le parole chiuse nella pagina morta di un libro riacquistano vita. Più quelle parole diventano urgenti da dire più diventano personali; più diventano personali più sono comunicabili all’altro (lo spettatore). È necessario dunque che le parole che si comunicano siano realmente importanti, parlino cioè della vita. In questo senso è di fondamentale importanza la scelta del testo che deve essere ricco di parole comunicabili (teatrali) e che parlino alla contemporaneità. Questo è l’essenziale del teatro, tutto il resto è un aggiunta che ha senso solo se supporta questo valore essenziale. Per questo cerco di rendere i ragazzi consapevoli che anche senza i mezzi tecnologici del cinema e della televisione si può fare teatro: basta avere come dice Beckett un cuore nella testa.

Parte essenziale del mio lavoro è l’utilizzo di un metodo di lavoro che aiuti a concepire il teatro come una materia dalla regole ferree (disciplina e autocontrollo), dove si possa fare esperienza che per divertirsi, esigenza che giustamente i ragazzi pretendono dal teatro, bisogna far fatica: il divertimento più che una distrazione è un gusto maggiore per quello che si fa”. E il gusto più evidente che i ragazzi sentiranno sarà convogliato nel momento finale, momento per eccellenza in cui la fatica riceve significato. La soddisfazione della bellezza dell’opera finale trova corrispondenza nell’applauso degli spettatori, che certamente saranno sinceri e intensi.

(di Andrea Carabelli, tratto da un’intervento su Il metodo di lavoro teatrale nella scuola)