MACBETH SHALL SLEEP NO MORE!

una sera a teatro con il Macbeth di Franco Branciaroli

Nella serata di martedì 25 ottobre ben 103 studenti delle classi quarte e quinte dei Licei del Don Gnocchi, accompagnati dai rispettivi docenti, si sono recati al Teatro Piccolo Strehler a Milano per assistere alla messinscena della grande tragedia del “Macbeth” di Shakespeare per la regia di Franco Branciaroli.

Macbeth parla di un mondo esterno in guerra, dove efferatezza e sete di sangue, al pari del coraggio, sono ritenute virtù, in quanto preservano il mondo interno della corte, una società patriarcale civilizzata regolata da leggi divine. “Macbeth sceglie di portare la violenza all’interno”, spiega Franco Branciaroli. “Se in più anche la parte femminile si snatura e prende caratteristiche maschili, allora il caos è totale. Macbeth viene infatti ‘sedotto’ all’ambizione dalle streghe e indotto all’assassinio da sua moglie. Ma il dramma è ancora più complesso e tremendo: Macbeth, uccidendo il re, simbolo del padre e del divino, uccide la sua stessa umanità ed entra in una dimensione di solitudine dove perde tutto, amore, ragione, sonno, scopo di vivere. Macbeth è la tragedia del male dell’uomo”, conclude il regista, “della violazione delle leggi morali e naturali e dell’ambiguità, del caos, della distruzione che ne consegue. Un rovesciamento di valori significativamente testimoniato dal canto ambiguo e beffardo delle streghe: Il bello è brutto, e il brutto è bello”.

Per gli studenti è stata un’occasione importante per accostarsi ad uno degli autori fondamentali del loro percorso di studio in lingua inglese attraverso una delle tragedie, come detto sopra, più complesse e tremende del Bardo. È stata anche una preziosa opportunità per poter fare diretta esperienza di cosa voglia dire assistere ad uno spettacolo Shakespeariano in italiano dopo aver letto e studiato lo stesso testo in inglese a scuola, e poter trarre quindi considerazioni in merito all’efficacia linguistica della versione originale rispetto alla sua traduzione e viceversa.

© Umberto Favretto